Fiducia nelle proprie capacità e coraggio di buttarsi

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È un po’ di tempo che penso di ritornare su questo blog, ma devo ammettere che manca la fiducia in me stessa. Oggi, mi sono decisa. In fondo, a chi importa? Se scrivo qualcosa lo devo fare per me. Trovo importante e positivo fare qualcosa perché se ne ha voglia e perché ci fa stare bene – e non perché si vogliono impressionare gli altri o fare bella figura. Troppo spesso siamo bloccati dalla paura di fallire, di venire giudicati e di non fare bene. Ma cosa abbiamo da perdere?IMG_20160823_195253

Amo scrivere e da troppo tempo mi sono negata questo piacere perché non mi sentivo all’altezza. Oggi, rileggendo ciò che scrivevo qua qualche anno fa, mi sono sorpresa di quanto fossero scorrevoli e piacevoli i miei articoli. Certo, non sono la Hugo del ventunesimo secolo, ma l’importante, alla fine, è trasmettere un pensiero positivo.

Spesso ammiro chi ha il coraggio di mettersi in gioco e di esporsi, dicendomi che vorrei essere anche io così. Ebbene, cosa mi ferma? Che m’importa se non ci sono diecimila persone a leggere le mie parole? Se mi siedo a scrivere un articolo, lo faccio solo ed esclusivamente per me stessa e sono contenta che sia così.IMG_20160823_195224

Spero che questo non sia un semplice articolo in mezzo al nulla – vorrei riprendere l’abitudine di condividere i miei pensieri, senza paura. Ero quasi giunta ad un punto in cui la paura della disapprovazione altrui mi stava togliendo questa mia grande passione.

Sara

 

Curiose abitudini tedesche (food edition)

Ogni cultura è diversa; ogni persona è diversa. Trovo sempre divertente ed interessante notare quelle piccole cose che caratterizzano gli individuo di uno stesso popolo. In seguito, vi presento un po’ di atteggiamenti o fatti della Germania che non si trovano in Italia e spesso ci sembrano “strani”. Ad ogni modo, strano vuol solo dire che sia diverso, curioso ai nostri occhi da stranieri.

— La grande distinzione tra cibo caldo e cibo freddo
I tedeschi dividono, infatti, in due categorie il cibo: caldo o freddo. Caldo, di solito, si mangia solo a pranzo, mentre a colazione si mangia pane con formaggio/salumi/marmellata o muesli e a cena il più delle volte pane con formaggio/salumi. La cena si può anche fare calda, ma in questo caso di solito di salta il pranzo e si mangia prima delle 19.
Ma soprattutto trovano importantissimo che almeno un pasto al giorno sia caldo.

(Per me cibo è cibo e finché ha un buon sapore non importa che sia caldo o freddo).

L’acqua è sempre frizzante
Se chiedete acqua in un ristorante, è raro che vi chiedano se la preferite frizzante o naturale, perché i tedeschi bevono solo acqua frizzante, dunque vi porteranno direttamente quella gassata. Infatti, in tutte le case tedesche dove vado c’è sempre e comunque solo acqua frizzante. Per il thé o il caffé usano direttamente l’acqua del rubinetto.

(Mi manca la mia acqua italiana, ma, per quanto bevi più che altro acqua dal rubinetto, mi sto trasformando in una tedeschina e bevo tranquillamente anche l’acqua frizzante, che non ho mai sopportato).

— A colazione non si mangiano mai cose “troppo dolci”
Ergo se vi mangiate un pezzo di torta o dei biscotti a colazione (cosa più che normale da noi), vi guarderanno un po’ male, chiedendovi come facciate a mangiare cose “così dolci” al mattino. Invece mangiare carne cruda al gusto di cipolla è normalissimo.

— Cena alle 5 del pomeriggio
Anche se è piuttosto raro, è successo. Normalmente la cena si mangia tra le 18 e le 20. Il nord è il nord.

— Cibo italiano alla tedesca
Esempio? La mozzarella sulla pizza è un “extra”, se no ci ficcano sopra il “formaggio” (quale formaggio? Quale??). Oppure le lasagne nel ristorante italiano con i peperoni. La bolognese piccante.

C’è però da aggiungere che il più delle volte si riesce a trovare buon cibo italiano, sebbene magari diverso dall’originale. Poi, in questi casi, bisogna solo essere dei palati flessibili.

— Nessuno si alza prima del pasto per andare a lavarsi le mani
Non so come commentarlo.

— Se riporti indietro le bottiglie o i bicchieri ti ridanno i soldi.
La maggior parte delle bottiglie che compri al supermercato, tipo acqua o succo, e i bicchieri che usi per bere una bella birra o del vino nelle bancarelle (per esempio al Lunapark o ai mercati di Natale) si chiamano “Pietro”. Scherzi a parte, una volta che hai bevuto il contenuto, puoi riportarle nel supermercato (c’è una macchina apposta) e ricevi indietro il cosiddetto “Pfand”, ossia una piccola somma di denaro. Si solito va dai 5c fino a 1-2euro per i bicchieri di vetro degli alcolici.

Ho cercato di raggruppare un po’ di curiosità che mi sono venute in mente. Ce ne sono molte di più, ovviamente. Spero le abbiate trovate interessanti. Io spesso mi stupisco ancora delle abitudini alimentari, dato che da brava l’italiana il cibo gioca un ruolo importante nella mia vita. Come sempre, il miglior modo per notare le differenze è viverle di persona, ma vorrei cercare di far conoscere un po’ di questa cultura a chi ne è ignoto e magari vorrebbe saperne di più, dunque ai curiosi, che, chi lo sa, stanno progettando di fare un viaggio di lunga durata in questa terra! Prima o poi pubblicherò qualcosa con le mie impressioni personali su questa paese che mi ospita. Per il momento, mi limito al cibo.

Alla prossima,

~ Sara

Worth visiting #1: Rifugio Vittorio Sella

Ecco il cartello del Rifugio con una prospettiva sulle montagne!

Ecco il cartello del Rifugio con una prospettiva sulle montagne!

Ciao a tutti,
Con questo primo post inauguro il mio nuovo progetto: “Worth visiting”, cioè “Che merita di essere visitato”. Sarà una serie di luoghi che visiterò personalmente e che abbiano un qualcosa di particolare per cui val la pena andare e vedere. Arricchirò il tutto con foto scattate da me, informazioni e impressioni personali. Come avevo annunciato nel mio ultimo articolo, andrò a trascorrere un anno in Germania come studente straniera (parto tra meno di una settimana!), quindi questo progetto continuerà -spero- anche quando mi troverò in terre tedesche. Mi sembra abbastanza chiaro. Non so quanto spesso posterò, ma cercherò di creare contenuti interessanti e di qualità.

Ora, passiamo al il posto di oggi. Domenica 17 agosto sono andata con mia mamma al Rifugio Vittorio Sella, che si trova nella Val di Cogne, in Valle d’Aosta. Si parte dalla frazione di Valnontey: si trova dunque, come tutto il paese di Cogne e le Valli vicine, nel parco Nazionale del Gran Paradiso, una speciale area protetta con flora e fauna allo stato naturale. Qua c’è il sito del rifugio, dove è bien spiegato come raggiungerlo: http://www.rifugiosella.com .
La passeggiata è abbastanza impegnativa: noi abbiamo impiegato 2h e 30 come sui cartelloni ad inizio sentiero, camminando in modo costante e senza pause, a velocità media. C’è da dire, però, che abbiamo tagliato dei bei pezzi per arrivare prima. È comunque un rifugio da fare se si è mediamente allenati: non deve sicuramente essere la prima esperienza in montagna; ciononostante, ho visto numerosi bambini. Quindi è più che fattibile, ma prendetevi i vostri tempi. Il percorso è tutto in salita: all’inizio si cammina in mezzo al bosco, poi passata una cascata inizia una parte molto pendente tra i sassi, con alberi sempre più radi, infine c’è un’ultima salita tra i prati (badate, però, che è molto ripida). Il panorama è quasi sempre molto aperto durante tutta la scarpinata, ottimo per scattare foto, mentre invece il rifugio si trova in una specie di vallata. Il Sella sorge a 2.588mt di altezza: son dunque oltre 900mt di dislivello da Valnontey (1.666 mt). Da lì, per i più appassionati, si può proseguire il cammino e giungere al Colle della Rossa (3.195 mt) e al Colle Lauson (3.896 mt).

È formato da tre edifici: il principale, che vedete, dove si trova il ristorante e una parte delle camere; un'altro, che s'intravede sulla sinistra, dove ci sono i bagni e le restanti camere; e l'ultimo, che viene coperto interamente in questa angolatura, dove c'è il bar.

Il rifugio è formato da tre edifici: il principale, che vedete, dove si trova il ristorante e una parte delle camere; un’altro, che s’intravede sulla sinistra, dove ci sono i bagni e le restanti camere; e l’ultimo, che viene coperto interamente in questa angolatura, dove c’è il bar.

Per la camminata consiglio di vestirsi a strati e pronti a qualsiasi clima: indossate cannottiera, t-shirt, maglia e felpa, meglio portare una giacca nelle giornate più uggiose o nei mesi più freddi; portatevi un paio di pantaloni (comodi! Assolutamente nulla di attillato o jeans) e uno di pantaloncini. Usate gli scarponcini, se gli avete anche i bastoncini da camminata. Insomma, attrezzatevi confortevoli e pratici, e se avete intenzione di fermarvi sui prati intorno al rifugio, è meglio avere un telo su cui sdraiarsi. Portatevi uno spuntino (frutta o qualsiasi cosa che vi dia un po’ di energia) da sgranocchiare durante la camminata. Io consiglio di salire in tempo per far pranzo (servito fino alle 15) o cena (servita dalle 19, meglio da prenotare) al rifugio, dove cucinano le più famose specialità valdostane in modo divino. Le porzioni sono molto grandi e il cibo valdostano non è celebre per essere leggero, ma se arrivate affamati dopo la lunga camminata finirete tutto. Noi abbiamo mangiato polenta alla valdostana (chiamata anche “concia”) e salsiccia con un sugo di pomodoro: una vera delizia, ma dopo ci sono voluti un pisolino al sole e una bella pausa per digerire ed essere pronte a ripartire. Se arrivate lontani da orario pasto e non avete nulla da mangiare, non disperate: c’è pure un bar che prepara panini e dolci tutta la giornata. Inoltre, lo dico perché non si prende nulla per scontato, è possibile dormire nel rifugio, ma consiglio di prenotare per non beccarsi brutte sorprese.
La discesa è decisamente più leggera, ma per chi è sensibile alle ginocchia o ai piedi deve fare attenzione.

A seguito alcune foto che ho scattato, spero siano di vostro gradimento e che rendano giustizia alla bellezza di questo magico luogo!

La magnifica vista dai prati intorno al Rifugio!

La magnifica vista dai prati intorno al Rifugio!

La fantastica vista appena s'inizia a scendere!

La fantastica vista appena s’inizia a scendere!

Siamo state fortunate: abbiamo trovato una splendida giornata che ci ha permesso di rimanere in cannotta e pantaloncini sotto il bellissimo sole di montagna!

Siamo state fortunate: abbiamo trovato una splendida giornata che ci ha permesso di rimanere in cannotta e pantaloncini sotto il bellissimo sole di montagna!

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Ecco una foto del nostro delizioso pasto da campionesse!

La camminata è attraversata da un lungo ruscello che parte dal rifugio e cade poi in una grande cascata che s'incontra ad un terzo del percorso.

La camminata è attraversata da un lungo ruscello che parte dal rifugio e cade poi in una grande cascata che s’incontra ad un terzo del percorso.

A circa metà percorso si passa attraverso un vecchio villaggio con case di pietra, probabilmente abbandonato. È interessante pensare che qualcuno potesse vivere qua, anche solo per i mesi estivi! Eppure, in Valle d'Aosta è pieno di stalle ad altissime altitudini in montagna!

A circa metà percorso si passa attraverso un vecchio villaggio con case di pietra, probabilmente abbandonato. È interessante pensare che qualcuno potesse vivere qua, anche solo per i mesi estivi! Eppure, in Valle d’Aosta è pieno di stalle ad altissime altitudini in montagna!

Cosa ne pensate? Lo trovate un bel posto il Rifugio Vittorio Sella? Andreste a visitarlo?
Fatemi sapere i vostri pensieri, le vostre riflessioni sulla montagna e soprattutto se vi sembra una bella iniziativa questa del “Worth visiting Project”!

Alla prossima,

Sara

Tedesca per 11 mesi.

Ciao a tutti,
sorvoliamo il fatto che non vi delizio con i miei articoli dal 10 marzo, arriviamo subito al punto: andrò a vivere 11 mesi in Germaniin veste di studentessa straniera: una famiglia tedesca mi ospiterà, andrò in un liceo tedesco e vivrò come una normalissima teenager tedesca. Soggiornerò ad Oldenburg, una città della Bassa Sassonia a circa mezz’oretta da Brema, che con i suoi 160 mila abitanti soddisfa tutte le mie speranze (temevo di finire in un piccolo villaggio nella pianura sperduta).
Frequenterò la scuola comprensiva (Gesamtschule) Helene-Lange, dove mi dirigerò tutti i giorni in bicicletta.

Partirò il 26 agosto, trascorrerò tre giorni a Berlino con gli altri studenti provenienti da tutto il mondo e poi prenderò il treno per conoscere la mia nuova casa.

Per il momento, questo, qualche fatto sulla famiglia e una indicativa data di ritorno (luglio 2015) sono le cose che so sul mio futuro.

“Perché la Germania?” mi hanno chiesto tutti. Non è stata una scelta casuale, ma ben ponderata, giacché sono circa 3 anni che valuto l’idea di trascorrere la quarta superiore all’estero. Non ci sono ragioni più importanti di altre, perciò mi limiterò ad elencarle come mi vengono in mente.
· Faccio il liceo linguistico, studio francese, inglese e tedesco, e andando in Germania non solo mi assicuro una conoscenza (quasi)perfetta della lingua, ma anche la possibilità di poter continuare a studiare le altre lingue, sebbene con metodi diversi.
· Non c’è niente da fare: la Germania è un paese ricco, egemone dell’Europa, dove si trova lavoro e si può vivere in modo modesto. In poche parole: ci vedo un futuro che qui in Italia sbiadisce sempre di più.
· Riprendendomi agli altri due punti: senza una buona conoscenza del tedesco, è più difficile trovare lavoro in Germania (non impossibile, certo, ma la gamma si ristringe non di poco), ed è quindi fondamentale trascorrere un periodo nella nazione per apprendere la lingua, che ha una grammatica e una sintassi parecchio ostiche.
· È “dietro l’angolo”. Questo è più un punto per mia madre: si sente più sicura, sapendo che, anche se non mi vedrà, non sono a 12 ore di aereo, che rimarrò sempre Europa e in caso di emergenza può venire a trovarmi in tempo reale.
· È un paese efficiente e sicuro. Perché non volevo ritrovarmi a vivere in una favela in Brasile con il timore di essere derubata appena uscita da casa. Certo, la criminalità esiste ovunque, ma in Cruccolandia spero di correre pochi rischi a camminare in giro da sola.
· Non è troppo diversa dall’Italia. So benissimo che ci sono differenze (culturali, sociali, economiche, insomma, di ogni tipo), però sono paesi vicini, che si sono influenzati per secoli e continuano a farlo, e quindi spero di non rimanere scioccata. Non lo dico perché non mi piace il cambiamento e mi fanno schifo le diversità: anzi! Però, trovandomi da sola, preferisco non buttarmi in una cultura completamente diversa. Ho 16 anni e non me la sento di affrontare culture distanti come quella indiana o cinese a quest’età. Prima, voglio formarmi al meglio, facendo “un passo alla volta”.
· Costa di meno. Fare un anno all’estero costa, e questo non è un segreto. Ho dovuto confrontare numerose agenzie prima di fare una scelta. Andare in Germania, rimanendo qua nell’Unione Europea, costa sicuramente meno di andare in America. È inutile far finta che il fattore economico non importi, soprattutto in tempi di crisi.
· Tiziano Terzani. Non posso non nominarlo. Ha vissuto 30 anni in Asia, come corrispondente per Der Spiegel, settimanale tedesco. Dato che non mi dispiacerebbe fare una vita come la sua, il fatto che abbia lavorato per la Germania mi ha sicuramente indirizzato nella mia decisione.
· Sistema scolastico di qualità. Frequenterò la scuola e, essendo, giustamente, parecchio interessata alla mia formazione scolastica, non mi andava di trascurare questo particolare.

Sicuramente ci sono altre ragioni, che ora non mi saltano alla mente, e che quindi possiamo lasciare da parte. Qua ho spiegato perché ho scelto di andare in Germania, piuttosto che in qualsiasi altro paese. Ovviamente in resto del mondo mi attende per tempi più maturi.

Per esprimere i motivi che mi hanno spinto a voler andarmene, cambiare aria, scoprire il nuovo, userò un passo della lettera che Tiziano Terzani scrisse a sua figlia Saskia nel 1990, dal suo nuovo libro Un’idea di destino:

In nome di quale principio poi, quando la vita è ancora una splendida pagina bianca, come la tua, uno dovrebbe «adattarsi», dovrebbe adagiarsi sul conosciuto perché l’ha trovato dinanzi a casa e dovrebbe poi vivere il resto dei suoi giorni con quell’insidioso, rodente pensiero che magari altrove c’è ancora qualcosa o qualcuno da conoscere per cui varrebbe la pena bruciarsi un ultimo volo, finalmente, di «felicità»?

Detto questo, vi annuncio che penso di trasformare questo blog in una specie di diario sulla società e cultura tedesca, in modo da raccogliere le mie riflessioni sulle differenze (o uguaglianze) tra l’Italia e il paese della Merkel. Cosa ne pensate? Potrebbe interessarvi?

con affetto
Sara

Banksy, lo street artist che vuole rimanere anonimo.

Segui i tuoi sogni – CANCELLATO “Vai al lavoro, manda i tuoi bambini a scuola, segui la moda, comportati normalmente, cammina sul marciapiede, guarda la TV, risparmia per quando sarai vecchio, obbedisci alla legge, poi ripeti dopo di me: Sono libero!”

“No giochi con la palla”

“Nessun futuro”

 

Mickey Mouse, Ronald McDonald’s e Kim Phuk, la bambina della celebre foto della guerra del Vietnam, dov’è ritratta mentre scappa nuda e terrorizzata dalla pioggia al napalm.

 

 

 

Credo che queste immagini siamo abbastanza potenti di per sé e che ognuno dovrebbe cercare di interpretarle.

Banksy dipinge la realtà attraverso metafore che arrivano a tutti, utilizzando i graffiti, che più di qualsiasi altra rappresentazione artistica ci riportano sulla strada, tra la gente, tra chi vive con poco e a contatto con gli altri.
Banksy non ci dice cosa bisogna fare: si limita a raffigurare, con uno sfondo satirico.

Voi cosa ne pensate di quest’artista e dei suoi lavori?
Io, personalmente, adoro i suoi graffiti, trovo in loro una grande riflessione sulla società e una gran voglia di ispirare la gente, di far pensare a qualche animo.
Per oggi mi fermo qui; le immagini parlano abbastanza.

Alla prossima!
~ Sara