Tedesca per 11 mesi.

Ciao a tutti,
sorvoliamo il fatto che non vi delizio con i miei articoli dal 10 marzo, arriviamo subito al punto: andrò a vivere 11 mesi in Germaniin veste di studentessa straniera: una famiglia tedesca mi ospiterà, andrò in un liceo tedesco e vivrò come una normalissima teenager tedesca. Soggiornerò ad Oldenburg, una città della Bassa Sassonia a circa mezz’oretta da Brema, che con i suoi 160 mila abitanti soddisfa tutte le mie speranze (temevo di finire in un piccolo villaggio nella pianura sperduta).
Frequenterò la scuola comprensiva (Gesamtschule) Helene-Lange, dove mi dirigerò tutti i giorni in bicicletta.

Partirò il 26 agosto, trascorrerò tre giorni a Berlino con gli altri studenti provenienti da tutto il mondo e poi prenderò il treno per conoscere la mia nuova casa.

Per il momento, questo, qualche fatto sulla famiglia e una indicativa data di ritorno (luglio 2015) sono le cose che so sul mio futuro.

“Perché la Germania?” mi hanno chiesto tutti. Non è stata una scelta casuale, ma ben ponderata, giacché sono circa 3 anni che valuto l’idea di trascorrere la quarta superiore all’estero. Non ci sono ragioni più importanti di altre, perciò mi limiterò ad elencarle come mi vengono in mente.
· Faccio il liceo linguistico, studio francese, inglese e tedesco, e andando in Germania non solo mi assicuro una conoscenza (quasi)perfetta della lingua, ma anche la possibilità di poter continuare a studiare le altre lingue, sebbene con metodi diversi.
· Non c’è niente da fare: la Germania è un paese ricco, egemone dell’Europa, dove si trova lavoro e si può vivere in modo modesto. In poche parole: ci vedo un futuro che qui in Italia sbiadisce sempre di più.
· Riprendendomi agli altri due punti: senza una buona conoscenza del tedesco, è più difficile trovare lavoro in Germania (non impossibile, certo, ma la gamma si ristringe non di poco), ed è quindi fondamentale trascorrere un periodo nella nazione per apprendere la lingua, che ha una grammatica e una sintassi parecchio ostiche.
· È “dietro l’angolo”. Questo è più un punto per mia madre: si sente più sicura, sapendo che, anche se non mi vedrà, non sono a 12 ore di aereo, che rimarrò sempre Europa e in caso di emergenza può venire a trovarmi in tempo reale.
· È un paese efficiente e sicuro. Perché non volevo ritrovarmi a vivere in una favela in Brasile con il timore di essere derubata appena uscita da casa. Certo, la criminalità esiste ovunque, ma in Cruccolandia spero di correre pochi rischi a camminare in giro da sola.
· Non è troppo diversa dall’Italia. So benissimo che ci sono differenze (culturali, sociali, economiche, insomma, di ogni tipo), però sono paesi vicini, che si sono influenzati per secoli e continuano a farlo, e quindi spero di non rimanere scioccata. Non lo dico perché non mi piace il cambiamento e mi fanno schifo le diversità: anzi! Però, trovandomi da sola, preferisco non buttarmi in una cultura completamente diversa. Ho 16 anni e non me la sento di affrontare culture distanti come quella indiana o cinese a quest’età. Prima, voglio formarmi al meglio, facendo “un passo alla volta”.
· Costa di meno. Fare un anno all’estero costa, e questo non è un segreto. Ho dovuto confrontare numerose agenzie prima di fare una scelta. Andare in Germania, rimanendo qua nell’Unione Europea, costa sicuramente meno di andare in America. È inutile far finta che il fattore economico non importi, soprattutto in tempi di crisi.
· Tiziano Terzani. Non posso non nominarlo. Ha vissuto 30 anni in Asia, come corrispondente per Der Spiegel, settimanale tedesco. Dato che non mi dispiacerebbe fare una vita come la sua, il fatto che abbia lavorato per la Germania mi ha sicuramente indirizzato nella mia decisione.
· Sistema scolastico di qualità. Frequenterò la scuola e, essendo, giustamente, parecchio interessata alla mia formazione scolastica, non mi andava di trascurare questo particolare.

Sicuramente ci sono altre ragioni, che ora non mi saltano alla mente, e che quindi possiamo lasciare da parte. Qua ho spiegato perché ho scelto di andare in Germania, piuttosto che in qualsiasi altro paese. Ovviamente in resto del mondo mi attende per tempi più maturi.

Per esprimere i motivi che mi hanno spinto a voler andarmene, cambiare aria, scoprire il nuovo, userò un passo della lettera che Tiziano Terzani scrisse a sua figlia Saskia nel 1990, dal suo nuovo libro Un’idea di destino:

In nome di quale principio poi, quando la vita è ancora una splendida pagina bianca, come la tua, uno dovrebbe «adattarsi», dovrebbe adagiarsi sul conosciuto perché l’ha trovato dinanzi a casa e dovrebbe poi vivere il resto dei suoi giorni con quell’insidioso, rodente pensiero che magari altrove c’è ancora qualcosa o qualcuno da conoscere per cui varrebbe la pena bruciarsi un ultimo volo, finalmente, di «felicità»?

Detto questo, vi annuncio che penso di trasformare questo blog in una specie di diario sulla società e cultura tedesca, in modo da raccogliere le mie riflessioni sulle differenze (o uguaglianze) tra l’Italia e il paese della Merkel. Cosa ne pensate? Potrebbe interessarvi?

con affetto
Sara

Banksy, lo street artist che vuole rimanere anonimo.

Segui i tuoi sogni – CANCELLATO “Vai al lavoro, manda i tuoi bambini a scuola, segui la moda, comportati normalmente, cammina sul marciapiede, guarda la TV, risparmia per quando sarai vecchio, obbedisci alla legge, poi ripeti dopo di me: Sono libero!”

“No giochi con la palla”

“Nessun futuro”

 

Mickey Mouse, Ronald McDonald’s e Kim Phuk, la bambina della celebre foto della guerra del Vietnam, dov’è ritratta mentre scappa nuda e terrorizzata dalla pioggia al napalm.

 

 

 

Credo che queste immagini siamo abbastanza potenti di per sé e che ognuno dovrebbe cercare di interpretarle.

Banksy dipinge la realtà attraverso metafore che arrivano a tutti, utilizzando i graffiti, che più di qualsiasi altra rappresentazione artistica ci riportano sulla strada, tra la gente, tra chi vive con poco e a contatto con gli altri.
Banksy non ci dice cosa bisogna fare: si limita a raffigurare, con uno sfondo satirico.

Voi cosa ne pensate di quest’artista e dei suoi lavori?
Io, personalmente, adoro i suoi graffiti, trovo in loro una grande riflessione sulla società e una gran voglia di ispirare la gente, di far pensare a qualche animo.
Per oggi mi fermo qui; le immagini parlano abbastanza.

Alla prossima!
~ Sara

 

I problemi del primo mondo non sono problemi.

Questa settimana vi propongo un video che spero vi possa portare qualche riflessione.
Delle persone provenienti da un paese povero (non vorrei azzardare ad indovinare e poi sbagliare, quindi taccio) “recitano i problemi del primo mondo”. Per far riflettere alle persone che si “lamentano” per delle sciocchezze, come, per esempio il cavo del caricatore del cellulare che non arriva fino al letto o la cicca alla mente che rende l’acqua ghiacciata.
Nel nostro piccolo mondo agiato, non riusciamo ad andare oltre a quei problemi, che di problema non hanno proprio nulla.
Spero che attraverso alla visione di questo corto video riusciate a riflettere un po’ e, magari, a smetterla di lamentarvi per quelle cose che non hanno importanza. Spesso capita di rimanere incastrati nella nostra piccola quotidianità e non vedere oltre. Non pensiamo che c’è gente che sta molto peggio di noi e, nonostante tutto, vive bene lo stesso: si soddisfa.

Quali sono le vostre riflessioni a riguardo? Questo video vi ha colpito un po’?

Alla prossima!
~ Sara

Cosa succede in Ucraina?

Ciao a tutti.
Un po’ nello stile della scorsa settimana, oggi vi propongo un video girato ad inizio Febbraio 2014 da una ragazza in uno dei tanti luogo occupati dal popolo ucraino a Maidan, nel centro di Kiev, capitale ucraina.

L’Ucraina vive da Novembre un periodo di grave crisi, tra manifestazione, lotte, occupazioni e proteste. Purtroppo la situazione non sembra ancora migliorare. Per chi volesse approfondire le ragioni in breve tempo, vi consiglio questi due video, in inglese, del VICE, un giornale internazionale: questa è la prima parte: http://www.youtube.com/watch?v=-Oei0AoCn2A&feature=c4-overview-vl&list=PLDbSvEZka6GHk_nwovY6rmXawLc0ta_AD
e questa la seconda: http://www.youtube.com/watch?v=8-hpUUk7EHc .

Gli scontri della scorsa settimana (il 18 febbraio è diventato giorno nazionale di lutto) hanno portato almeno 77 morti e centinaia di feriti. L’Ucraina ha ora emesso un mandato per il presidente, Viktor Janukovič. Ieri, Turčinov, il leader dell’opposizione, è appena eletto come presidente ad interim ed ha stabilito che entro domani (25 febbraio) il parlamento dovrà formare un governo ad unità nazionale.
Che le cose si stiano finalmente risolvendo, dopo mesi di lotta, sofferenza e uccisioni?
Io rimango a guardare ed a sperare in un futuro più florido e felice per il popolo ucraino.

A seguito la traduzione di ciò che dice la ragazza nel video (nel caso di errori, abbiatemene venia):
“Sono L’ucraina, la nativa di Kiev, e adesso sono a Maidan, nella parte centrale della mia città. Voglio che voi sappiate perché migliaia di persone da tutto il mio paese sono nelle strade. C’è solo una ragione: vogliono essere liberi dalla dittatura, vogliono essere liberati dai politici che lavorano solo per sé stessi, che sono pronti a sparare, a picchiare, a ferire le persone solo per salvare i loro soldi, solo per salvare le loro case, solo per salvare il loro potere. Voglio che le persone coraggiose che sono qui, vogliono che vivano una vita normale. Noi siamo persone civili, ma i nostri governanti sono barbari. Non è l’Unione Sovietica. Vogliamo che le nostri corti non siano corrotte. Voglio essere liberi. So che, magari domani, non avremo la connessione del telefono e di Internet e rimarremo soli qui. E magari i poliziotti ci uccideranno uno alla volta quando calerà il buio.
È per questo che adesso vi chiedo di aiutarci: noi teniamo la libertà nei nostri cuori, nelle nostri menti e ora vi chiedo di costruire questa libertà nei nostri paesi. Ci potete aiutare semplicemente raccontando questa storia ai vostri amici; semplicemente condividendo questo video. Per favore, condividetelo. Parlatene con i vostri amici, con la vostra famiglia, con i vostri governi e mostrate che ci appoggiate.”

Ora, ci tengo ad affrontare un’ultima questione.
La crisi ucraina mi colpisce molto, come d’altronde tutte le situazioni critiche, come lo è anche con il Venezuela.
Mi colpisce molto perché ho paura che l’Italia possa finire così. Per il momento ci lamentiamo, ma stiamo ancora bene: prima che il popolo italiano si dia una svegliata, temo che bisognerà “toccare il fondo”. Lo dico, ma spero di sbagliarmi. Ma conosco il mio paese e chi lo abita, so che abbiamo voglia di cambiamenti, ma nessuno sa da dove partire. Come fare? Cosa fare? È più facile farlo risolvere agli altri, è più facile farsi abbindolare da un paio di belle parole dette dai soliti politici.
Vedendo la situazione negli altri paesi, vedendo tutto il dolore e i disagi che porta, mi auguro che gli italiani decidano di risolvere le cose prima che sia troppo tardi.
Ricordatevi che il cambiamento collettivo si può avere solo se, ad uno ad uno, ogni individuo cambia sé stesso. Un po’ come dire “l’oceano è fatto di gocce”.

Voi cosa ne pensate della situazione in Ucraina? Vedete anche voi delle analogie con l’Italia? Temete anche voi in una grave crisi Italiana (sì, può grave di quelle attuale)? Che cosa pensate si possa fare per risolvere i problemi?

Spero di avervi istillato qualche spunto di riflessione.

Alla prossima!
~Sara

#prayforvenezuela

“Cosa sta succedendo in Venezuela negli ultimi giorni?

Il 12 febbraio 2014, giornata della Gioventù in Venezuela, milioni di studenti hanno intrapreso un’azione e sono usciti a protestare pacificamente per la crisi sociale ed economica che ha causato un governo illegittimo in Venezuela. Ma una delle ragioni principali per cui gli studenti hanno intrapreso l’azione è l’insostenibile insicurezza che si vive giorno per giorno.
Qual è questa insostenibili insicurezza? Citando le statistiche dell’osservatorio di sicurezza in Venezuela, 25’000 omicidi sono stati commessi in un solo anno, in un paese con una popolazione inferiore ai 30 milioni di abitanti.
Il peggio è che più del 90% degli assassinii rimangono impuniti e che nella stragrande maggioranza dei casi non ci sono arresti, nemmeno investigazioni.
Ce lo chiediamo un’altra volta: qual è la grande inquietudine riguardo il Venezuela?
Mentre gli studenti marcano pacificamente in ciascuna delle città principali in Venezuela, il loro obiettivo è di smascherare l’ingiustizia e le decisioni che questo governo corrotto fa contro il suo popolo. Adesso i venezuelani si stanno ribellando: questo ha portato a numerosi disturbi a livello nazionale in protesta della protezione dei diritti di ogni venezuelano.
Nei prossimi video vedrete i militari e i cittadini, che coprono il loro viso con dei panni per proteggersi dal gas che viene emesso per mandarli via.
Il problema iniziale è che i militari venezuelani stanno trattando gli studenti come se fossero criminali, trattandoli come se fossero loro che caricano l’arma da fuoco. Picchiano, colpiscono e feriscono questi studenti, quando le loro uniche arme sono le videocamere, con le quali registrano i fatti ingiustificabili con cui sono puniti. Essi vogliono solo far conoscere la verità e gli eventi.
C’è molta poca informazione a proposito del numero reale degli studenti che sono stati assassinati in questi ultimi 3 giorni di protesta. Solo 3 morti sono stati confermati in un giorno. Molti altri morti e feriti sono successi nei giorni seguenti, ma questo non è confermato. Circa 30 studenti sono stati privati della loro libertà perché protestavano pacificamente. Testimoni sostengono che questi studenti sono torturati da responsabili del governo.
Questi morti rappresentano i molti omicidi che succedono in Venezuela tutti i giorni.
Questi 3 studenti assassinati sono considerati eroi nazionali, morti lottano per la libertà del Venezuela.
Il secondo problema è che il governo controlla tutti i mezzi di comunicazione, includendo la televisione e la radio: il governo ha preso controllo dei pochi canali di televisione, poiché questi denunciavano il popolo del Venezuela di corruzione. Se i canali di reportage che riportano la verità dei fatti sono presi, il governo toglie un importante mezzo di comunicazione al pubblico generale.
Giornalista colombiana: «Abbiamo preso contatto con Leopoldo Lopez, coordinatore nazionale del Partito dell’Opposizione, ‘Voluntad Popular’. Signor Lopez, grazie per la sua pazienza, è molto gentile per aver stabilito nuovamente contatto con noi. Parlavamo delle proteste studentesche sostenute in Venezuela: quelle proteste che abbiamo visto, quelle strade che abbiamo visto in Venezuela questa settimana, sono la risposta alla chiamata alla strada che avete fatto voi e una parte vostri collaboratori la settimana scorsa?»
Uno dei pochi canali che stava riportando le marce era il canale colombiano NTN24, il quale è stato mandato fuori linea.
Il mezzo di comunicazione più potente che i venezuelani hanno usato per informarsi tra di loro è stato Twitter. Questo porta a nuove ingiustizie nella situazione: la notte scorsa il governo corrotto ha bloccato e chiuso Twitter in Venezuela. Immagini di ciò che succede non possono essere visualizzate. La libertà di espressione è stata totalmente sequestrata.
È per questo che faccio questo video: da venezuelana che vive negli Stati Uniti, mi urge vedere tutti i venezuelani che vivono qui alzarci quando la nostra patria è senza voce. È nostro dovere informare il mondo delle ingiustizie che si vivono in Venezuela. È nostro diritto come essere umani avere libertà d’espressione e libertà di protesta.
Abbiamo bisogno del vostro aiuto per informare il mondo di ciò che sta succedendo in Venezuela. Uomini che hanno giurato davanti alla Costituzione e davanti alla bandiera del Venezuela di proteggere il proprio popolo, sono stati i maggiori colpevoli di morte a scapito degli studenti. Il Governo che assicura la libertà di espressione nella sua Costituzione, vuole zittirci e nascondere al mondo ciò che sta succedendo. Ma il cuore distrutto dei venezuelani non permetterà che questo continui a succedere. Rimarremo fermi davanti all’ingiustizia, alla corruzione e contro chi voglia sequestrare la nostra libertà. Non ci convertiremo in sottomessi e molto meno accetteremo la dittatura. La democrazia e la pace prevarranno.
«Vi invito a unirvi a questa lotta, la lotta del venezuelano, perché siamo tutti venezuelani!»
[Preghiere di gruppo]
Se sei un venezuelano che vive negli Stati Uniti, per favore, condividi questo video. Se sei amico di un venezuelano, per favore, condividi questo video. Se hai un collega venezuelano, per favore, condividi questo video. Se hai mai conosciuto un venezuelano, per favore, condividi questo video. Se sei un umano che vuole che si conosca la verità, per favore, condividi questo video.”

Traduzione dallo spagnolo di “épicurisme” – untiltherealend.wordpress.com

~ Sara