Curiose abitudini tedesche (food edition)

Ogni cultura è diversa; ogni persona è diversa. Trovo sempre divertente ed interessante notare quelle piccole cose che caratterizzano gli individuo di uno stesso popolo. In seguito, vi presento un po’ di atteggiamenti o fatti della Germania che non si trovano in Italia e spesso ci sembrano “strani”. Ad ogni modo, strano vuol solo dire che sia diverso, curioso ai nostri occhi da stranieri.

— La grande distinzione tra cibo caldo e cibo freddo
I tedeschi dividono, infatti, in due categorie il cibo: caldo o freddo. Caldo, di solito, si mangia solo a pranzo, mentre a colazione si mangia pane con formaggio/salumi/marmellata o muesli e a cena il più delle volte pane con formaggio/salumi. La cena si può anche fare calda, ma in questo caso di solito di salta il pranzo e si mangia prima delle 19.
Ma soprattutto trovano importantissimo che almeno un pasto al giorno sia caldo.

(Per me cibo è cibo e finché ha un buon sapore non importa che sia caldo o freddo).

L’acqua è sempre frizzante
Se chiedete acqua in un ristorante, è raro che vi chiedano se la preferite frizzante o naturale, perché i tedeschi bevono solo acqua frizzante, dunque vi porteranno direttamente quella gassata. Infatti, in tutte le case tedesche dove vado c’è sempre e comunque solo acqua frizzante. Per il thé o il caffé usano direttamente l’acqua del rubinetto.

(Mi manca la mia acqua italiana, ma, per quanto bevi più che altro acqua dal rubinetto, mi sto trasformando in una tedeschina e bevo tranquillamente anche l’acqua frizzante, che non ho mai sopportato).

— A colazione non si mangiano mai cose “troppo dolci”
Ergo se vi mangiate un pezzo di torta o dei biscotti a colazione (cosa più che normale da noi), vi guarderanno un po’ male, chiedendovi come facciate a mangiare cose “così dolci” al mattino. Invece mangiare carne cruda al gusto di cipolla è normalissimo.

— Cena alle 5 del pomeriggio
Anche se è piuttosto raro, è successo. Normalmente la cena si mangia tra le 18 e le 20. Il nord è il nord.

— Cibo italiano alla tedesca
Esempio? La mozzarella sulla pizza è un “extra”, se no ci ficcano sopra il “formaggio” (quale formaggio? Quale??). Oppure le lasagne nel ristorante italiano con i peperoni. La bolognese piccante.

C’è però da aggiungere che il più delle volte si riesce a trovare buon cibo italiano, sebbene magari diverso dall’originale. Poi, in questi casi, bisogna solo essere dei palati flessibili.

— Nessuno si alza prima del pasto per andare a lavarsi le mani
Non so come commentarlo.

— Se riporti indietro le bottiglie o i bicchieri ti ridanno i soldi.
La maggior parte delle bottiglie che compri al supermercato, tipo acqua o succo, e i bicchieri che usi per bere una bella birra o del vino nelle bancarelle (per esempio al Lunapark o ai mercati di Natale) si chiamano “Pietro”. Scherzi a parte, una volta che hai bevuto il contenuto, puoi riportarle nel supermercato (c’è una macchina apposta) e ricevi indietro il cosiddetto “Pfand”, ossia una piccola somma di denaro. Si solito va dai 5c fino a 1-2euro per i bicchieri di vetro degli alcolici.

Ho cercato di raggruppare un po’ di curiosità che mi sono venute in mente. Ce ne sono molte di più, ovviamente. Spero le abbiate trovate interessanti. Io spesso mi stupisco ancora delle abitudini alimentari, dato che da brava l’italiana il cibo gioca un ruolo importante nella mia vita. Come sempre, il miglior modo per notare le differenze è viverle di persona, ma vorrei cercare di far conoscere un po’ di questa cultura a chi ne è ignoto e magari vorrebbe saperne di più, dunque ai curiosi, che, chi lo sa, stanno progettando di fare un viaggio di lunga durata in questa terra! Prima o poi pubblicherò qualcosa con le mie impressioni personali su questa paese che mi ospita. Per il momento, mi limito al cibo.

Alla prossima,

~ Sara

Ho finito le parole (aka la vita da poliglotta è spossante)

Vorrei sedermi un attimo e semplicemente lasciar che le mie dita scorrano su questi tasti, componendo splendide frasi piene di significato. Invece mi mancano le parole. Mi sento come una bambina senza vocabolario, come se avessi perso tutte le mie conoscenze accumulate.

Vorrei essere come quelle persone che scrivono tutti i giorni, che hanno sempre qualcosa di interessante da dire e da condividere. Vorrei raccontare i miei pensieri, ma non so quali parole usare per descriverli. Vorrei raccontare le mie giornate, perché credo che la mia vita in Germania sia piuttosto movimentata e perché la vita in Germania, in generale, è diversa. Dunque perché non condividere tutto ciò che c’è di nuovo con chi non lo conosce, perché non rendere gli altri partecipi delle mie esperienze?

Sarà che mi ritrovo a parlare una lingua completamente diversa tutti i giorni, ad imparare nuovi vocaboli e nuove strutture. Sarà che, oltre il tedesco, leggo, scrivo e parlo tutti i giorni anche italiano e inglese e spesso spagnolo e francese. Forse sono troppe lingue a 17 anni e il mio cervello non riesce a contenerle tutte insieme. Vorrei avere un cervello un po’ più laborioso con un po’ più di memoria, dato che, oltre alla lingua, dimentico i nomi di tutti dopo tre secondi.

So che è solo una fase, ma sento le parole fermarsi in gola, senza definizione. Non mi ricordo il vocabolo in italiano e non lo so in tedesco.

Non so più nemmeno quante volte ho pensato di scrivere un articolo su come ci si sente prima di abbandonare la propria vita e quante volte ho iniziato a scriverlo, lasciandolo incompleto tra le bozze. Vorrei raccontare di cosa si sente i primi giorni di vita all’estero, cosa cambia, come adattarsi ad imparare una nuova lingua. Vorrei scrivere per sfogarmi quelle volte che mi sento sola o per salvare le mie belle esperienze in bei ricordi, per sempre. Così magari tra qualche mese torno indietro e rileggo tutto. A volte sono semplicemente troppo pigra o non ho tempo. Eppure mi chiedo: e se semplicemente mi stessi costringendo a fare qualcosa che non mi appartiene perché mi piace l’idea di concetto? Mi spiego. Mi piace l’idea di scrivere, mi piacerebbe poter viaggiare e raccontare, mi piacerebbe avere tanta fantasia e inventarmi storie magnifiche, oppure non avere bisogno di inventiva ma semplicemente di un vasto vocabolario per poter portar a parole le mie esperienze. E se invece fossi solo nata per leggere le esperienze altrui e tenere le mie per me, se fossi l’unica che può sapere cos’ho vissuto?

Ho finito le parole.

Alla prossima,

Sara ~