El Empleo

Prendetevi 6 minuti per guardare questo video. Ne vale davvero la pena.

Si tratta di El Empleo (l’impiego), un cortometraggio dell’argentino Santiago Grasso. Vincitore di oltre 75 premi, è un video-metafora sul mondo lavorativo d’oggi. Esso ci mostra la routine mattutina del protagonista, chiamiamolo Uomo X, che si prepara per andare a lavoro. Si sveglia rabbuiato e nella sua vita ci sono delle persone al posto degli oggetti, perciò non ci sarà una sedia, bensì un uomo “a tavolino”. E va avanti tutto così, l’appendiabiti, l’ascensore, il semaforo.. tutto viene compiuto dalle persone. L’Uomo X è evidentemente spento e triste.
Il video prosegue finché lui non arriva “a lavoro”: allora si sdraia lentamente sul pavimento, dove il suo “capo” si pulisce i piedi su di lui. Il suo lavoro è fare da zerbino.

È un video straziante e angosciante, il finale lascia un po’ senza parole. Ci mostra il mondo attraverso altri occhi.
L’Uomo X si comporta come se tutto questo fosse normale, senza provare la minima compassione delle persone che lo servono, senza ringraziare, ma prendendole per scontate. Un po’ come noi oggi, non vi pare? Certo, il regista usa le persone al posto degli oggetti, eppure è così. Quando mai ci fermiamo a ringraziare il mondo, per tutto quello che ci offre? Ringraziamo mai il sole di sorgere tutte le mattine e di permetterci di vivere? Ma è il sole, è ovvio che sorga. Eppure qual è la grande differenza tra il sole e noi umani? Siamo tutti fatti di materia. Noi abbiamo la coscienza, ma realmente tutto quello che sappiamo della materia si implica in un contesto strettamente scientifico. Comunque sto divagando. Il punto è che prendiamo tutto per scontato, che i pullman funzionino, che i semafori pure, l’ascensore. Prendiamo i servizi per scontati, come un diritto. Ma davvero nascendo ci meritiamo automaticamente tutto questo?
E poi, il grandissimo messaggio che trasmette è l’utilizzo che si fa delle persone. Si prendono per scontate, sono solo degli altri oggetti.

Credo che El Empleo lasci davvero poco spazio alle parole. Questa è la bella cosa dei video, se son ben fatti ti colpiscono subito. Non prendetelo solo come un semplice video, bensì come spunto per una riflessione. Cosa posso fare io per non essere come l’Uomo X? In Italia soprattutto, c’è questa “cultura dello zerbino”: io devo “pulirmi\leccarmi” qualcuno per poter ottenere un incarico superiore, ma a che scopo? Alla fine rimango il suo zerbino.

Questo cortometraggio è una triste rappresentazione della vita. Spero che nessuno di voi conduca una vista da Uomo X o che almeno cerchi di uscirne. Ricordate che per quanto potere possiate assumere, ci sarà sempre qualcuno al di sopra di voi a cui dovrete sottomettervi. E allora l’unico potere che ci serve è il potere su noi stessi, poterci controllare senza imporre il nostro volere a nessuno se non a noi stessi.

Non solo l’Uomo X è triste, ma tutta la popolazione. Non c’è una sola persona che sorrida o che dedichi attenzione a qualcuno. È un mondo individualista e triste.. Non trovate che porti semplicemente all’estremo il mondo di adesso? Spesso si sentono gli anziani lamentarsi che gli sconosciuti non parlano più tra di loro, nessuno cerca più di fare amicizia. È proprio così. Saliamo sul pullma, sul tram o sulla metro e ci facciamo gli affaracci nostri, ascoltiamo la musica, scriviamo un messaggio, facciamo un giochino, sempre con il nostro affidato cellulare, e agli altri non degniamo nemmeno uno sguardo. Siamo soli.
L’unico sorriso che si vede è quello iniziale, sulla sveglia. Ebbene ci circondiamo di oggetti credendo che ci possano rendere felice. Ma è un disegnino sulla sveglia a sorridere, non l’Uomo X che la possiede.

Alla fine dei titoli di coda, un uomo prende il pezzo di lampada che teneva in testa e lo butta a terra. C’è questo messaggio di ribellione. Ma chi avrà il coraggio di seguire l’esempio di questo piccolo omino? C’è una via di scampo forse?

Scrivetemi nei commenti le vostre impressioni e riflessione su El Empleo, sarei curiosissima di conoscerle!

Mi scuso per aver postato in ritardo questa settimana, ma proprio non ce l’ho fatta. Mi auguro che stiate passando un bel dicembre e che siate pronti alle abbuffate natalizie. È solo una volta l’anno, quindi godiamocelo.

Al prossimo lunedì!

~ Sara 

Annunci

Epicureismo

« Non si è mai troppo vecchi o troppo giovani per essere felici.
Uomo o donna, ricco o povero, ognuno può essere felice. »

L’epicureismo è un movimento nato dalla filosofia di Epicuro, un filosofo greco del III secolo a.C., ripreso poi nel Rinascimento da celebri poeti e scrittori come Montaigne o Rabelais. A cercarne di materiale e definizioni, sull’epicureismo, ne trovate a valanghe. Motivo per cui, oggi, vi parlerò di come lo interpreto e vedo io l’epicureismo, épicurisme in francese, e della ragione per cui è il nuovo titolo del blog.

Da quando ho scoperto questa filosofia, cerco di essere epicurea il più spesso possibile, perché mi fa sentire bene. Gli epicurei dicono che bisogna godere della vita, sempre. Sto facendo qualcosa che non mi piace e lo faccio controvoglia e di cattivo umore? E io ci trovo un qualcosa di positivo che mi renda felice. Se studio, perché non godere del fatto che sto imparando, diventerò una persona sapiente e sarà interessante parlare con me? Devo pulire? Ebbene, godrò del fatto che, più tardi, la mia casa sarà ordinata e pulita.

« Il saggio, così come non cerca i cibi più abbondanti, ma i migliori, così non cerca il tempo più lungo, ma cerca di godere del tempo che ha. »

Personalmente, trovo ciò splendido! Gioire di tutto, sempre. Vivere qui ed ora, gustarsi ogni attimo, carpe diem. Può sconvolgere e migliorare immensamente la vita. Invece che stare a piangersi addosso, a lamentarsi, a fare le cose male e controvoglia, si può iniziare a trovare un lato positivo e ad esserne felici. Perché devo vivere male? Certo, ho degli obblighi, magari non posso sempre fare quello che voglio, ma io sono felice lo stesso. Perché la vita mi permette di esserlo, e perché non esserlo? Sono qui, e allora perché non vivere bene? Ho qualcosa di meglio da fare, che godermi la vita?

« Il più temibile dei mali, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte non ci siamo più noi.
Quindi il capir bene che la morte è niente per noi rende felice la vita mortale. »

E ora capite perché questa mia scelta. La trovo una filosofia bellissima, se applicata con riflessione. Nel senso, senza tristezza non esiste la felicità, ma si può provare ad accettare la tristezza, a goderne nel sapere che è necessaria e a ringraziare di avere la felicità!

Per esperienza sappiamo infatti che a volte il bene è per noi un male ed al contrario il male è un bene.

L’ho scritto in francese, semplicemente perché studio questa lingua da 13 anni ed è molto dolce e musicale. Mi piace da morire, e quindi la trovo adattissima per il mio blog. 

A voi piace il nuovo titolo? Cosa ne pensate dell’epicureismo? Condividete o siete in disaccordo? Fatemelo sapere nei commenti!

A lunedì prossimo!

~ Sara