Epicureismo

« Non si è mai troppo vecchi o troppo giovani per essere felici.
Uomo o donna, ricco o povero, ognuno può essere felice. »

L’epicureismo è un movimento nato dalla filosofia di Epicuro, un filosofo greco del III secolo a.C., ripreso poi nel Rinascimento da celebri poeti e scrittori come Montaigne o Rabelais. A cercarne di materiale e definizioni, sull’epicureismo, ne trovate a valanghe. Motivo per cui, oggi, vi parlerò di come lo interpreto e vedo io l’epicureismo, épicurisme in francese, e della ragione per cui è il nuovo titolo del blog.

Da quando ho scoperto questa filosofia, cerco di essere epicurea il più spesso possibile, perché mi fa sentire bene. Gli epicurei dicono che bisogna godere della vita, sempre. Sto facendo qualcosa che non mi piace e lo faccio controvoglia e di cattivo umore? E io ci trovo un qualcosa di positivo che mi renda felice. Se studio, perché non godere del fatto che sto imparando, diventerò una persona sapiente e sarà interessante parlare con me? Devo pulire? Ebbene, godrò del fatto che, più tardi, la mia casa sarà ordinata e pulita.

« Il saggio, così come non cerca i cibi più abbondanti, ma i migliori, così non cerca il tempo più lungo, ma cerca di godere del tempo che ha. »

Personalmente, trovo ciò splendido! Gioire di tutto, sempre. Vivere qui ed ora, gustarsi ogni attimo, carpe diem. Può sconvolgere e migliorare immensamente la vita. Invece che stare a piangersi addosso, a lamentarsi, a fare le cose male e controvoglia, si può iniziare a trovare un lato positivo e ad esserne felici. Perché devo vivere male? Certo, ho degli obblighi, magari non posso sempre fare quello che voglio, ma io sono felice lo stesso. Perché la vita mi permette di esserlo, e perché non esserlo? Sono qui, e allora perché non vivere bene? Ho qualcosa di meglio da fare, che godermi la vita?

« Il più temibile dei mali, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte non ci siamo più noi.
Quindi il capir bene che la morte è niente per noi rende felice la vita mortale. »

E ora capite perché questa mia scelta. La trovo una filosofia bellissima, se applicata con riflessione. Nel senso, senza tristezza non esiste la felicità, ma si può provare ad accettare la tristezza, a goderne nel sapere che è necessaria e a ringraziare di avere la felicità!

Per esperienza sappiamo infatti che a volte il bene è per noi un male ed al contrario il male è un bene.

L’ho scritto in francese, semplicemente perché studio questa lingua da 13 anni ed è molto dolce e musicale. Mi piace da morire, e quindi la trovo adattissima per il mio blog. 

A voi piace il nuovo titolo? Cosa ne pensate dell’epicureismo? Condividete o siete in disaccordo? Fatemelo sapere nei commenti!

A lunedì prossimo!

~ Sara

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Rush.

La americana locandina del film

Rush, uscito il 20 settembre negli Stati Uniti e il 3 ottobre nei cinema italiani, è un film diretto da Ron Howard, ha come protagonisti James Hunt e Niki Lauda, piloti di Formula 1, interpretati rispettivamente da Chris Hemsworth e Daniel Brühl.  Racconta di fatti realmente esisti, sulla rivalità tra i due sportivi. Vorrei parlarne perché mi ha colpito molto ed essendo appena tornata dal cinema, sono ispirata, perciò preparatevi.

Ci tengo a precisare che non sono per niente un’appassionata di auto, anzi, proprio non ci capisco niente. Perciò, donzelle, non vi fate intimorire: è molto più che Formula 1.
Il film è prodotto splendidamente e gli attori sono fenomenali. Giuro che nelle scene decisive, avevo il cuore a mille, il respiro corto e tenevo la mano di mia mamma dall’angoscia. Ti coinvolge al cento per cento, è pieno di suspence e colpi di scena.

La storia è avvincente, stimolante e, per quelli sensibili come me, commovente. Vi faccio un mini riassunto perché possiate capire anche se non l’avete visto: inizia raccontando di come Niki Lauda e James Hunt siano arrivati in Formula 1 e continua con i Gran Premi del 1976, dove ci fu un continuo testa a testa tra i due. Nel Gran Premio dell’agosto ’76, in Germania, Lauda ebbe un incidente e rimase incastrato tra le fiamme nella sua auto per circa 1 minuto, durante il quale subì terribili ustioni. Ciononostante, dopo 6 dolorosissime settimane in ospedale, torna in pista con il viso sfigurato. (Se avete deciso che volete vedere il film, non leggete il resto. Non vi rovinate il finale, vale la pena non saperlo. Se l’avete già visto o non v’interessa, continuate.) Di conseguenza, Lauda e Hunt si trovano di nuovo a lottare per il titolo di campione del mondo. Sono in Giappone, ultima gara, piove. Lauda decide di ritirarsi dopo qualche giro, la pioggia è troppa e accetta con umiltà di avere paura di morire. Hunt va avanti, è primo, ma deve fermarsi a cambiare le ruote a qualche giro dalla fine. A questo punto state per scoppiare: Lauda è primo in classifica, se Hunt non arriva almeno terzo, perde il campionato. Ma Hunt riparte e va come un pazzo. Infine, Hunt riesce ad arrivare terzo e vince il campionato per un punto.
Alla faccia del mini riassunto!
Ora, vorrei parlare dei due personaggi.
Lauda, bruttino, razionale e prudente, contro Hunt, bello e sexy, amante degli eccessi e del divertimento. Si odiano, si invidiano, si ammirano e non fanno altro che combattersi. Così diversi, così estremi nella loro maniera. Basandoci su quello che ci dice il film, impariamo qualcosa anche da loro.
James Hunt, inglese, orgoglioso e presuntuoso, amato dalla gente, chiamato “The Shunt”, lo schianto (in senso automobilistico), è morto a soli 45 anni di infarto, ha vinto “solo” un campionato, è diventato commentatore televisivo, si è consumato nella sua stessa sfrenatezza; ora mi chiedo, tra sesso, droga e alcol, è stato felice nella sua vita? O stava cercando di riempire un vuoto di qualcosa di reale, oltre la F1, nella vita? Dava tutto sé stesso per vincere, diceva di essere disposto a morire. Ha voluto essere campione mondiale, e ce l’ha fatta. Ha dimostrato a sé stesso e agli altri che poteva farcela. Dopo di ché il declino, e poi due anni dopo si è ritirato.
Niki Lauda, austriaco, è ancora vivo, ha vinto 3 campionati mondiali, è miliadario, ha avuto 2 matrimoni e 5 figli, è stato amato e odiato, guidava in modo prudente, per quanto più esserlo un  pilota e, secondo alcuni, poco appassionante. Ma lui, si divertiva, di tanto in tanto? Si lasciava andare? Va bene pensare al lavoro e alla tranquillità, ma non è importante essere spensierati?
Due uomini così diversi, con lo stesso obbiettivo. Entrambi ci dimostrano che se vuoi, puoi: uno, tornando a gareggiare con le bende sul viso; l’altro, vincendo quando tutti avrebbero scommesso il contrario.

Lauda e Hunt nel ’76, prima di una gara.

Un film che va oltre i fatti, come la vita.
La vita che ti travolge, ti lascia senza fiato, ha i suoi alti e i suoi bassi. Ognuno la vive come può, nel modo migliore “secondo lui”, cercando di fare del suo meglio, come Lauda e Hunt. Che poi, chi lo sa qual è il modo migliore? Bisogna lasciarsi andare o rimanere razionali? Bisogna aprirsi a tutto ciò che è nuovo o giudicare? Devo avere “paura della felicità, perché significa che ho qualcosa da perdere” (cit. Lauda) o “Live hard, die fast”?

Spero che con quest’articolo siate riusciti a trovare un senso più profondo di questo splendido film. Lasciatemi le vostre impressioni, aspettative o il vostro pensiero nei commenti, mi piacerebbe poterne discutere.

~ Sara